Rosanna
Vorrei raccontare la storia di una donna forte, profonda, luminosa. Una donna che ha attraversato la vita con coraggio e dignità, e che ha amato con un’intensità che non faceva rumore, ma che tutti potevano sentire.
Questa è la storia di Rosanna, moglie di Aldo, mamma di Serena e di Leonardo, e nonna di Niccolò e Filippo.
Per loro è stata presenza, sostegno, punto fermo. Una donna concreta, fatta di gesti veri. A volte anche severa, ma con quella severità che appartiene solo a chi ha conosciuto la vita dalla parte difficile e vuole proteggere chi ama. La sua fermezza non nasceva per ferire, ma per preparare, per fortificare, per dire senza parole: “Io vi voglio forti, sempre.”
Dentro Rosanna c’era anche un desiderio sottile e delicato: essere vista come donna, con la sua storia, il suo valore, la sua voce silenziosa ma profonda.
Aveva degli occhi azzurri meravigliosi, così pieni di cielo da sembrare un rifugio. E quegli occhi avevano vissuto troppo presto la durezza del mondo: la paura, la deportazione, l’infanzia spezzata. Eppure, in loro, la speranza non si è mai spenta.
Da ragazza amava disegnare. Era la sua fuga, la sua lingua segreta, il suo modo di trasformare le emozioni. Avrebbe voluto studiare ancora, imparare, crescere… ma la vita le chiese responsabilità, lavoro, sacrificio. E lei rispose con una dedizione forte, instancabile.
Era una donna che non si voltava mai dall’altra parte. Aveva un senso profondo della giustizia e stava sempre dalla parte dei più deboli. Le ingiustizie la ferivano davvero, e quel dolore lo trasformava in presenza, aiuto, concretezza.
È stata una donna di famiglia, una madre presente, una nonna che guardava Niccolò e Filippo con un amore silenzioso e pieno.
Ed era immensamente orgogliosa dei suoi figli. Me ne parlava spesso, con quella luce negli occhi che non si può fingere. Rievocava Serena e Leonardo da bambini, le risate, i caratteri diversi, le prime conquiste: ricordi che custodiva come tesori preziosi. Per lei, loro erano sempre stati la sua forza più grande e il suo motivo più profondo.
E poi c’erano le sue creature amate: Sole, la gattina rossa, Mia, la gatta nera, e Achille, il suo grande amore a quattro zampe. Achille non era “solo un cane”: era un compagno del cuore. Si capivano senza parlare, si appartenevano.
E il fatto che Achille sia mancato pochi giorni prima di lei rende quel legame ancora più prezioso: due anime che ora si sono ritrovate, camminando di nuovo vicine.
Negli ultimi anni, la vita non le è stata gentile. La malattia e il dolore le sono stati troppo vicini, ma Rosanna ha resistito con dignità, con coraggio, con quella forza silenziosa che hanno solo le anime speciali.
E in tutto questo, c’era una frase.
La sua frase.
La verità con cui affrontava il mondo,
e che oggi lascia come eredità per tutti noi:
“Se una cosa la possono fare gli altri, posso imparare anch’io a farla.”
Non era solo un modo di dire.
Era il suo modo di vivere,
la forza che la teneva in piedi,
la luce che ora consegna a chi resta.
Un messaggio che continua,
che ci invita ad andare avanti senza paura,
a credere nelle nostre possibilità,
a non arrenderci mai.
Rosanna ha camminato anche accanto a quella famiglia che la vita le aveva intrecciato attorno: Marco e Chiara, e Gina, Roberto e Gianna, persone che le sono state vicine con affetto sincero, con presenza gentile, con quella cura che nasce solo dai legami veri. Per lei erano famiglia, a tutti gli effetti, e parlava spesso di loro con tenerezza e gratitudine.
C’erano poi gli amici che avevano trovato un posto speciale nel suo cuore: Nara, presenza affettuosa e costante; e Stella, Betty e Andrea, che per lei non erano semplici amici, ma piccole scintille di leggerezza e conforto. Con loro si sentiva capita, accolta, alleggerita. Erano sorrisi arrivati al momento giusto, parole buone nei giorni difficili, gesti semplici che scaldano la vita. Rosanna li teneva stretti nel cuore con una gratitudine silenziosa ma profondissima.
E insieme a loro, tutti gli amici dello sgambatoio: le chiacchiere semplici, le risate improvvise, le passeggiate condivise… quella normalità preziosa che la faceva sentire meno sola.
E poi ci sono tutte le persone che non ho citato, ma che le hanno voluto bene davvero. Ogni presenza gentile, ogni gesto, ogni affetto: tutto ciò che ha illuminato anche solo un tratto del suo cammino. Rosanna portava con sé tutto questo bene, e quel bene ora resta vivo in chi l’ha amata.
Oggi il suo passo si fa più leggero, più silenzioso, ma la sua storia non si ferma.
Resterà nei suoi figli, nei suoi nipoti, in chi l’ha conosciuta davvero.
Resterà nei ricordi che nascono da soli, nei gesti che somigliano ai suoi, nelle parole che tornano a sorpresa.
E resterà anche accanto a noi.
Non come un’ombra, ma come una presenza buona, impercettibile ma vicina, una voce lieve che appare quando serve forza, un pensiero che arriva quando serve coraggio.
Perché una donna come Rosanna non se ne va: resta.
Resta accanto a chi ama, resta dentro i cammini che ha iniziato, resta nelle vite che ha toccato.
E resterà anche accanto a me, Sem, nel modo più silenzioso, ma anche nel più vero.
E per me, Sem, Rosanna è stata anche qualcosa di raro e prezioso:
un calore materno che avevo perso,
un abbraccio che arrivava da un tempo lontano
e che non pensavo più di ritrovare.
Quel calore ora resta con me,
insieme al mio angelo, la mia mamma,
e continuerà a guidarmi.
"La morte non è niente.
Sono soltanto passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io, e tu sei sempre tu.
Ciò che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato…
Il tuo cuore resterà lieve, perché io non sono lontano:
sono solo dall’altra parte.”
— Sant’Agostino
Rosanna Mari (06 ottobre 1942 - 17 novembre 2025)