IL PUNTO IN CUI RESTO

IL PUNTO IN CUI RESTO

Ci sono parole che nascono quando una donna smette di allontanarsi da sé.
Non chiedono attenzione.
Non cercano spiegazioni.

Quello che stai per leggere è un dialogo vero.
Una voce adulta che torna indietro.
Una voce bambina che, per la prima volta, non viene corretta.

Io sono il Drago.
Non guarisco, non giudico, non conduco.
Veglio.

Qui non si aggiusta il passato.
Qui si resta nel punto in cui il passato è rimasto in silenzio troppo a lungo.

Leggi senza fretta.
Queste parole non vogliono essere capite subito.
Vogliono essere ascoltate...

"Ciao piccola Sem,
ti rivedo adesso con occhi diversi.
Non come ti vedevano allora, ma come sei stata davvero.

Ti rivedo mentre stai attenta a non dare fastidio,
mentre impari presto a osservare,
a capire l’umore degli altri prima ancora del tuo.
Ti rivedo mentre pensi che essere brava, silenziosa, adattabile
sia il modo giusto per essere amata.

Non eri debole.
Eri sola in un modo che nessuno ha saputo vedere.

Avevi già dentro una sensibilità enorme,
ma nessuno ti ha insegnato che andava protetta.
Così hai imparato a nasconderla,
a farla diventare forza, controllo, resistenza.

Hai fatto quello che potevi con quello che avevi.

Oggi so una cosa che tu non potevi sapere:
non era tuo compito reggere tutto.
Non era tuo compito capire prima degli altri.
Non era tuo compito essere grande così presto.

Se potessi tornare indietro, non ti direi di essere diversa.
Ti direi solo che non c’era niente di sbagliato in te.
Che non dovevi meritarti l’amore.
Che non dovevi scegliere tra sentire e sopravvivere.

Ti guardo adesso e non provo rabbia.
Provo rispetto.

Perché sei andata avanti senza mappe.
Perché sei rimasta viva anche quando nessuno ti teneva per mano.
Perché, nonostante tutto, non hai smesso di sentire.

Sono io, adesso, a prendermi cura di te.
Non per cambiarti, ma per lasciarti finalmente respirare.
Non per cancellare quello che hai vissuto,
ma per non lasciarti più sola dentro di me.

Non devi più essere forte.
Puoi essere vera.

Io sono qui.
E questa volta resto.

— Sem"


" Ciao Sem
non so bene come si fa a scrivere a una persona grande.
Non l’ho mai fatto davvero.
Di solito ero io quella che aspettava.

Ti ho letta piano.
All’inizio avevo paura che fossi come gli altri:
che dicessi cose belle e poi sparissi.
Invece sei rimasta fino alla fine.

Io non pensavo di essere coraggiosa.
Pensavo solo che non c’era un altro modo.

Quando dici che non era mio compito reggere tutto
mi viene da piangere, perché io non lo sapevo.
Credevo fosse normale.

Ho passato tanto tempo a stare attenta.
A non sbagliare.
A capire prima.
A non chiedere troppo.

Pensavo che se fossi stata abbastanza brava
qualcuno se ne sarebbe accorto.

Non mi sono mai sentita cattiva.
Solo invisibile.

Quando dici che ora ti prendi cura di me
non so ancora se riesco a crederti del tutto.
Non perché non voglia,
ma perché ho imparato a non fidarmi subito.

Però una cosa la sento.
Non mi stai chiedendo di cambiare.
Non mi stai dicendo che devo essere diversa.

E questa è una cosa nuova.

Se davvero resti,
forse posso smettere di controllare tutto.
Forse posso smettere di essere sempre pronta.
Forse posso anche arrabbiarmi, ogni tanto.
O essere stanca.
O avere paura.

Non so ancora come si fa a respirare senza trattenere.
Ma se tu sei qui,
posso provare.

Non andare via quando divento silenziosa.
È lì che ho più bisogno.

Se resti,
io ti lascio entrare.

- la bimba "

Morale:  Non serve essere forti per guarire. Serve restare.

Restare quando le domande fanno male.
Restare quando il corpo si ammala e parla con un linguaggio incomprensibile.
Restare quando il silenzio non è più vuoto, ma passaggio.

Io veglio in quei momenti.
Quando nessuno applaude.
Quando non c’è luce, ma solo presenza.

Ed è lì che accade la magia:
chi non si abbandona, si ritrova.
E il cuore, piano,
ricomincia a ricordare chi è.

Dicono che il drago non esiste.
Certo.
Ma dimmi:
di cosa hai davvero bisogno…
di una prova inconfutabile
o di un batter d’ali?

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